Conoscere nuove lingue: un vantaggio competitivo nel mondo del lavoro

In un mercato del lavoro sempre più internazionale, conoscere una o più lingue straniere rappresenta una competenza concreta, capace di aprire nuove opportunità professionali e distinguere il proprio profilo da quello degli altri candidati.

Lo abbiamo sentito tante volte.

Ma è davvero così?

Scopriamolo insieme.

Parlare una nuova lingua non significa soltanto saper comunicare con persone provenienti da altri Paesi. Significa poter accedere a nuovi mercati, comprendere culture differenti e diventare un punto di mediazione tra aziende, clienti e collaboratori di altre regioni, nazioni e culture.

Più opportunità professionali

Non bisogna essere una multinazionale per dover avere a che fare con clienti o fornitori che parlano altre lingue. In una nazione come la Svizzera e in una regione come il Ticino il multilinguismo all’interno di un ufficio è una necessità giornaliera, non un asset relegato a dei contatti puntuali con partner particolari. L’interazione con partner, clienti, filiali di altre regioni, autorità, e colleghi del settore di altre regioni deve avvenire per forza spesso in una lingua diversa dall’italiano. La conoscenza delle lingue non è sempre più richiesta solo in settori come il turismo, il commercio, la ristorazione, la sanità, la tecnologia, la finanza, il marketing e l’amministrazione, è all’ordine del giorno anche in ambiti come l’artigianato, la progettazione, l’ingegneria, l’edilizia.
Basti pensare al fatto che le singole pubblicazioni e gli aiuti alle esecuzioni delle leggi e ordinanze federali svizzere vengono spesso tradotti nelle sole lingue tedesco e francese.

E poi possiamo parlare delle opportunità di formazione. Corsi e aggiornamenti tecnici specialistici disponibili regolarmente in lingua tedesca e francese vengono spesso proposti con ritardi di anni sul mercato italofono.
Le ragioni?

Sono principalmente dovute ai numeri. Un pool di utenza limitato come quello del Ticino, dove abitano appena 350’000 persone, difficilmente può dettare legge rispetto ai mercati della Svizzera romanda e tedesca che insieme contano la restante popolazione di 8.7 milioni. I numeri parlano, anche quando il plurilinguismo è iscritto in un documento come la Costituzione e rappresenta un’identità fondamentale da preservare.

A questa normale espressione della funzione di domanda e offerta economica si aggiunge la competitività accresciuta degli ultimi anni sui mercati mondiali e la deregolamentazione.

Pensiamo alle attività di artigianato e rivendita. Tempo fa erano attività regionali, radicate in un determinato mercato fisico e con una concorrenza limitata alle altre ditte della zona che offrivano lo stesso servizio o prodotto. Poi sono arrivati i grandi rivenditori online. Ebay e Amazon inizialmente. Giganti sì, ma lenti e con solo prodotti di grandi aziende. Poi la piattaforma Etsy ha dato l’accesso ai piccoli commercianti al mercato globale, ma fortunatamente per noi era una piattaforma di vendita poco intuitiva. Tra il 2014 e il 2015 sbarca “Wish”, il primo rivenditore online di articoli prodotti a basso costo dalla Cina. Non fa paura perché le spedizioni durano 15 giorni, anche se propone prezzi competitivi.
Poi arriva la pandemia, e lì la storia cambia. Temu invade i nostri dispositivi elettronici. Conviene. È rapido nelle spedizioni….e disponibile in tutte le lingue. Ma non bisogna fermarsi a Temu, che propone solo prodotti di fabbrica. Lo seguono gli shop online come Tiktok Shop e Shopify, versioni migliori e amplificate di Etsy che permettono la vendita di prodotti artigianali da qualsiasi luogo a qualsiasi altro capo del mondo.
In. tutte. le. lingue.
Nicchie che solo qualche anno fa erano considerate come “regionali” ora sono diventate improvvisamente dinamiche e vengono influenzate dalla mobilità e dalla dimensione virtuale della nostra società, non solo a livello nazionale ma anche a livello globale.
Grazie alla digitalizzazione e deregolamentazione post-pandemia tutto il mondo è paese. Per chi sa muoversi e comunicare.

Nessun settore è più immune alla digitalizzazione. E nessun settore vive più il lusso di poter selettivamente escludere quella parte di clienti che non parla la propria lingua perché “tanto neanche la concorrenza sa l’inglese”. Ora la concorrenza è spietata, parla la nostra lingua, costa meno, e offre qualità e competitività equivalenti anche a quelle di un artigiano locale.

Un professionista capace di comunicare in inglese, tedesco, francese o in un’altra lingua non è una rarità nella società del futuro, diventerà la regola, anche in una regione come il Ticino. A parità di esperienza un candidato plurilingue può candidarsi per un numero maggiore di posizioni e assumere incarichi di mediazione, scambio e responsabilità maggiori rispetto ad un candidato monolingua.

Lo scambio con professionisti ed esperti dello stesso settore provenienti da altre regioni della Svizzera o dell’estero permette di anticipare le evoluzioni di un mercato passivo che rimane ai margini a causa di una barriera linguistica, proprio per le ragioni indicate sopra.

Le lingue possono inoltre offrire la possibilità di:

  • lavorare con clienti provenienti da altri Cantoni e Paesi;
  • partecipare a progetti interregionali;
  • trasferirsi o fare esperienze professionali nel resto della Svizzera e all’estero;
  • facilitare gli scambi con ditte, esperti, o filiali di altri cantoni o estere
  • sviluppare relazioni commerciali in nuovi mercati;
  • accedere a corsi, conferenze e contenuti professionali prima che vengano pubblicati o resi disponibili in Ticino.

La conoscenza linguistica amplia quindi le possibilità di scelta e permette di costruire un percorso professionale più dinamico.

Un elemento che distingue il proprio profilo

Quando due candidati possiedono esperienze e qualifiche simili, la conoscenza di una lingua aggiuntiva può diventare l’elemento decisivo. Ma non solo. A parità di esperienze, la persona multilingue e poliglotta ha accesso ad un mercato estremamente più ampio e può quindi concorrere competitivamente per salari più alti, senza essere relegato a delle scalate professionali lente e rigide come spesso è il caso nelle ditte di regioni italofone.

Le aziende cercano persone capaci di adattarsi a contesti differenti, comunicare con interlocutori internazionali e rappresentare il brand in maniera professionale. Inserire una competenza linguistica nel proprio curriculum significa dimostrare apertura, curiosità e capacità di confrontarsi con realtà diverse.

Non si tratta semplicemente di aggiungere una voce al curriculum, ma di acquisire un vero vantaggio competitivo.

Saper accogliere nuove culture nel proprio territorio

Imparare una lingua permette anche di conoscere più profondamente la cultura, le abitudini e il modo di pensare delle persone che la parlano.

Questa conoscenza può essere portata nel proprio ambiente professionale e nel proprio territorio. Un collaboratore che comprende culture differenti può aiutare un’azienda a comunicare meglio con i clienti stranieri, adattare i propri servizi e creare esperienze più accoglienti.

In una regione turistica come il Ticino, che cresce di anno in anno nella sua multiculturalità, questa capacità può rappresentare un valore aggiunto particolarmente importante. Accogliere un cliente nella sua lingua, comprenderne le aspettative e comunicare in modo adeguato può rafforzare la fiducia e migliorare la qualità del servizio.

Possiamo portare esempi concreti.

Non siamo noi di Scuola Plus ad inventarcelo, ma l’O-Tur, l’Osservatorio del Turismo dell’Università della Svizzera Italiana a parlare, con il suo studio del. Per gli ultimi 30 anni i settori alberghiero e della ristorazione si sono focalizzati sull’accolta di una clientela unicamente germanofona. Fino a 20 anni fa l’80% delle targhe dei turisti riportavano lo stemma dei cantoni svizzeri tedeschi o la caratteristica D di Deutschland. Si arrivava al 90% includendo i cantoni romandi. Camerieri, albergatori e personale di vendita erano soliti formarsi quindi principalmente nella lingua tedesca. Un ottimo asset, ma mirato ad un pubblico limitato.
E oggi?
I turisti che visitano il Ticino oggi non sono quelli di 30 anni fa. La Svizzera interna rimane al primo posto certo, ma le generazioni giovani si esprimono oramai in un inglese fluente. La quota di tedeschi germanici si è contratta del 6%, mentre per la prima volta nella storia il turismo proveniente da altre nazioni (USA in primis) ha raggiunto la quota del 27%. Il solo tedesco quindi non basta più.

Le lingue sono uno strumento essenziale per portare nuove idee, prospettive, opportunità e modernità in qualsiasi contesto locale.

Creare connessioni più forti

La comunicazione è alla base di ogni relazione lavorativa. Parlare la lingua di un cliente, di un partner o di un collega consente di creare un rapporto più diretto e personale.

Anche quando una lingua comune è già disponibile, rivolgersi a una persona nella sua lingua madre può trasmettere attenzione e professionalità, creare fiducia e facilità di comprensione. Non è solo una questione di facilitare le trattative, migliorare la collaborazione e contribuire alla costruzione di relazioni professionali durature. Significa offrire un plusvalore umano che crea abitudine, semplicità, e fidelizzazione.

Conoscere una lingua permette inoltre di accedere a reti professionali più ampie, partecipare a eventi oltre ai confini del nostro Ticino e confrontarsi con esperti provenienti da tutto il mondo.

Investire nel proprio futuro

Imparare una nuova lingua è un investimento che può accompagnare una persona durante tutta la sua carriera.

Le esigenze tecniche di una professione possono cambiare rapidamente, mentre la capacità di comunicare, comprendere persone diverse e muoversi in contesti professionali e personali mantiene un valore costante. Non siamo noi ad inventarlo. Lo dimostrano le statistiche. E no, non stiamo parlando del famoso ma antico studio di Charles Riborg Mann del 1918 che indicava a 85% la percentuale di ingegneri che venivano promossi grazie alle semplici soft skills, quindi alle sole capacità di comunicazione, competenze personali e alla loro diplomazia sul posto di lavoro.

Proprio il mese scorso (giugno 2026), l’International Journal of Management Research and Review riporta la seguente graduatoria di importanza di competenze rispetto al grado di assunzione.

Per la prima assunzione della carriera, un neo-diplomato necessita soprattutto di dimostrare di possedere competenze tecniche. Queste ultime sono dunque insostituibili per entrare nel mondo del lavoro. Ma una volta confermate queste ultime occorre potersi muovere e navigare questo mercato.

Ricercatori della Cornell University (Osman et al. 2025) hanno eseguito uno studio randomizzato su un campione significativo di neolaureati.

Ogni nuova lingua conosciuta ampliava il loro orizzonte professionale, offriva nuove possibilità e permette di affrontare il mercato del lavoro con strumenti più completi e sono inoltre stati osservati i seguenti risultati:

Nel breve periodo (prima assunzione), la formazione tecnica produceva risultati migliori.

Nel lungo periodo, però, la combinazione di competenze tecniche e soft skill produceva redditi del 20–27% superiori rispetto agli altri gruppi. E l’ingrediente di partenza delle cosiddette soft skills quale era? Il saper comunicare. La padronanza della lingua è il primo di numerosi step che aprono ad una comunicazione efficace tra colleghi, livelli gerarchici e anche culture diverse. La conoscenza di una lingua è l’essenza della comunicazione.

In un mondo sempre più connesso, parlare più lingue non rappresenta soltanto un vantaggio: può diventare la chiave per trasformare un’opportunità in un nuovo percorso professionale.

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